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In ambito formativo, la parola svolge un ruolo centrale: è soprattutto tramite la parola che il formatore trasmette (o tenta di trasmettere…) saperi, emozioni, capacità, stimoli, ecc. Per essere efficaci ci si aiuta in mille modi, dagli effetti speciali con Power Point, a set formativi avveniristici, ad un uso creativo della prossemica. Cambiano anche i contenuti però della formazione aziendale, sempre meno meccanicistici e sempre più articolati, complessi, situazionali. In questa disperata ricerca, di nuove forme e nuovi argomenti, da alcuni anni, in modo crescente, in ambito formativo si è fatto uso del cinema, sia con un approccio diretto (producendo filmati all’interno dei programmi formativi) sia indiretto (utilizzando interi prodotti cinematografici o, più spesso, sequenze topiche). Il cinema grazie ai suoi racconti, ai suoi ambienti e alle sue icone, ha una straordinaria capacità di rappresentare i temi della vita sociale e del sentire contemporaneo, così come di stigmatizzare comportamenti ed approcci da utilizzare (o da non utilizzare), fornendo dunque stimoli molteplici, che a loro volta possono generare un più efficace apprendimento. Sempre più di frequente, del resto, il cinema offre storie, ambientazioni e personaggi che interessano direttamente, e in primo luogo, quanti si occupano di management, formazione e sviluppo delle persone.

Partendo da queste premesse TecnologieInformatiche.tk ha pensato di dedicare una sezione del sito alla selezione di opere cinematografiche a contenuto tecnologico, considerando due aspetti fondamentali: da un lato la formazione che “usa il cinema”, dall’altro il cinema che “produce” formazione.

I Pirati di Silicon Valley

Cominciamo la rassegna con un film considerato ormai un "classico" della storia e dei retroscena che hanno caratterizzato la vita di due grandi personaggi del mondo dell'informatica e non solo: Steve Jobs e Bill Gates. Attraverso un'analisi dettagliata delle loro rispettive vite è possibile forse, comprendere meglio anche la loro creatività e le differenze nello scegliere percorsi e creazioni in apparenza distanti e, per certi versi, complementari. Tecnologia, arte e creatività attraverso cui adesso, ognuno di noi, pensa, crea e si evolve.

JOBS

Quando muore qualcuno e quel qualcuno ha lasciato un segno nella storia allora, in quel momento, la nostra attenzione si concentra sulla vita di quel personaggio, assecondando il desiderio di conoscenza ma anche rievocando i ricordi legati a quel personaggio al fine di elaborarne il lutto e mantenerlo in memoria, appunto, rielaborato. Questo è il caso di Jobs, film realizzato subito dopo il trapasso del creatore di Apple, in parte scopiazzando dal precedente (e più "censurato") film ispirato ai pirati della Silicon Valley mantenendo la gradevolezza e l'imperativo dell'intrattenimento. Quando nella vita si è geniali e si realizzano opere geniali risulta difficile offuscare il personaggio e le sue creazioni.

The Imitation Game

A volte, piuttosto spesso, ricordiamo i nomi degli ultimi arrivati alla festa, quelli che si fanno notare per aver saputo sfruttare le esperienze altrui, di altri personaggi che, in silenzio, hanno creato le fondamenta di idee e progetti che la storia mantiene nei sui annali. Tutti sappiamo, o almeno pensiamo di sapere, cos'è un computer, una macchina computazionale, ma in pochi sappiamo chi l'ha creato e ancor meno ne conosciamo le originali motivazioni. Turing è uno di quei personaggi che, in silenzio ha combattuto per far valere le sue idee, la sua creazione, per fini alti quali la difesa e la salvezza di esseri umani non soltanto attraverso la ricerca di un codice crittografato ma, addirittura, ricercando le leggi sottostanti ad un sistema crittografico che, come dice nel film, è un po' ciò che accade tutti i giorni, quando cerchiamo di capire cosa ognuno di noi cerca realmente di comunicare attraverso messaggi e gesti che, solo in apparenza, possono sembrare scontati. E forse è proprio questa la differenza tra un normale inventore e un inventore geniale.

The Social Network

"La gente vuole andare su internet per sapere cosa fanno gli amici, serve un sito web che glielo permetta: amici, foto, profili. Voglio prendere la vita sociale dell'università e metterla online".

Ecco la differenza tra chi studia soltanto le macchine e chi anche e, soprattutto, gli esseri umani, i loro bisogni, desideri, fornendo possibilmente anche la possibilità di raggiungere quel bisogno o quel desiderio che, come sanno bene gli psicologi, quasi sempre è di natura...sociale!

Gli stagisti

Billy (Vince Vaughn) e Nick (Owen Wilson) sono due commercianti la cui carriera è stata letteralmente stroncata dal mondo digitale. Nel tentativo di dimostrare che non sono proprio da buttare, sfidano l’impossibile e riescono ad essere ammessi ad un ambito stage alla Google, insieme ad una schiera di brillanti studenti universitari. Per riuscire ad entrare in questo mondo, Billy e Nick sfrutteranno la loro eccellente abilità di venditori per reinventarsi come stagisti (o Nooglers, secondo il linguaggio di Google). Circondati da enfants prodiges che hanno la metà dei loro anni, questi due professionisti della persuasione attingeranno alla propria esperienza di vita e si daranno da fare per condurre la loro squadra di stagisti al meritato successo, cercando di colmare il gap generazionale e di trasformarsi da Noogler in Googler (così vengono chiamati gli impiegati a tempo pieno di Google). Billy, Nick, e i loro giovani compagni di squadra scoprono che la vittoria è legata alle lezioni della vita, che qualche volta vincere non significa arrivare primi e che anche loro possiedono la “Googliness”, il desiderio cioè di continuare a cercare.

S1M0ne (SimulationOne)

Victor Taransky (Al Pacino) è un regista di Hollywood che da anni passa da un fiasco all'altro. Il film che sta per terminare è compromesso dai capricci della diva che abbandona il set. Nessuna stella vuol lavorare con Victor che allora, grazie all'invenzione di un mattoide geniale e morente, riesce con un certo programma, a riprodurre virtualmente Simone, dalla strepitosa bellezza. L' "attrice" ha un successo abnorme, alla Greta Garbo, il mondo impazzisce per lei, che non si mostra mai in pubblico. Victor riesce a farla apparire in televisione, a farla cantare in uno stadio, ma nessuno la vedrà mai, naturalmente, dal vivo. Il regista è stato abbandonato dalla moglie che si scopre gelosa di Simone. Il "privato" è omai troppo connesso col virtuale, e Victor viene accusato della morte di Simone, introvabile, appunto. Alla fine tutto si accomoda, la famiglia si ricompone e Simone riprende a "vivere". Patinata, intelligente, ennesima metafora intorno al trucco dei media e del cinema. Il tema è fin troppo conosciuto ma l'idea della diva tridimensionale composta dai pixel è suggestiva. E non è detto poi che, in un tempo come il nostro, sia davvero legittimo dire che è "solo" virtuale, che non esiste. Simone "esiste".

The Truman Show

Truman Burbank nasce ripreso da una telecamera. Poi, per trent'anni continuerà ad esser ripreso a sua insaputa da telecamere che lo seguiranno in ogni luogo della sua vita, per strada, al lavoro, a letto. Lui non lo sa, ma fa parte di uno show televisivo. Tutto ciò che c'è intorno a lui è un set, le persone sono attori e comparse, le case, la polizia, i vigili del fuoco, tutto è set, persino l'acqua del mare è fasulla. Sua moglie e il suo migliore amico sono attori. Sopra tutti c'è Christof, dio-demiurgo-produttore, che gestisce la vita del poveretto. Naturalmente tutta l'America impazzisce per il programma verità, in virtù della regola del voyeurismo, molla televisiva irresistibile. Poi Truman ha qualche sospetto, diventa sicuro del trucco e cerca di scappare più volte.
Subito una citazione per lo sceneggiatore Andrew Nicol, davvero geniale in certe soluzioni. Idea centrale straordinaria, con tanti bei manifesti e simboli: i media sono ormai tanto invadenti da non essere più passatempo, ma tempo, ma forse, ci possiamo ancora salvare. Proprio per tutti questi contenuti il film si rivela uno splendido esercizio, una rivisitazione avanzata della parabola del grande fratello. E proprio per questa ragione è inevitabilmente costretto ad essere freddo, e più adatto a un dibattito per addetti che al popolo del cinema.

Disconnect

Film del 2012 diretto da Henry Alex Rubin, presentato fuori concorso a Venezia durante la 69ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica. Il film è un intreccio di storie sulla ricerca del contatto umano in un mondo dove ormai la realtà quotidiana creata da computer, video giochi, social network, sembra più vera del reale. Il film segue le vicende di personaggi imprigionati nella Rete e nelle trappole che si nascondono nelle chat, nei siti di incontro e nei social network. Una coppia di sposi in crisi vittima di un furto perpetrato da un hacker; un ex poliziotto in difficoltà con il figlio teenager che fa il bullo su Internet; una giornalista televisiva che cerca di convincere un ragazzo coinvolto in un losco giro di video chat per adulti a diventare il protagonista di un suo reportage. Sono loro i protagonisti di questa storia che mescola dramma, thriller e azione.

Recensione di Valentina Del Lucchese (critico ed esperto cinematografico)

Disconnessi dalla vita, aggrappati ad una realtà immaginaria, immersi nel mondo virtuale del web senza apparente via d’uscita, sono i personaggi del nuovo film del documentarista Henry Alex Rubin. Presentato sia al Toronto International Film Festival che alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Disconnect, propone il tema della solitudine dell’individuo in contrapposizione alla sua intricata e sempre viva presenza nel mondo virtuale.

Fare i conti con la realtà, con la vita vera, vissuta, non è mai facile per nessuno, specialmente se gli ostacoli che si devono affrontare sono ancora più grandi del coraggio e della forza di volontà che ognuno di noi è in grado di tirar fuori. La paura, probabilmente, quella più cieca e angosciosa, di non riuscire a combattere e vincere con le proprie forze, porta a nascondersi, a cercare un rifugio in qualcosa che è sempre vivo, sempre onnipotentemente presente, che non lascia spazio se non “esserci”. Ed è proprio questo che i nostri personaggi fanno; si lasciano andare cercando quel qualcosa, che magari, relazionandosi con un’altra persona, non potrebbero avere, perché si sa, la maggior parte delle volte non si è forti quanto basta per trovare le motivazioni giuste per sostenersi da soli, figurarsi aiutare gli altri. E allora, come i personaggi di Disconnect, si cerca quell’ “affetto”, quella vicinanza consolatoria e comprensiva che solo una realtà diversa, magari virtuale può regalare: quella del Web. Immersi completamente in una spirale dai risvolti problematici e talvolta tragici, si alternano le vite reali e parallele di una coppia in crisi reduce da un profondo lutto, di un poliziotto che diventa detective per stare più vicino al figlio, di una coppia di ragazzini che non si rendono conto dell’errore che stanno per compiere, di un padre che non si accorge che il proprio figlio gli sta chiedendo aiuto e infine di una giornalista che, credendo di “salvare” un ragazzo, lo sfrutta invece solo per un successo lavorativo.

Storie tra loro molto diverse, ma accumunate dal destino. Un destino che li fa incontrare, li fa conoscere e fa scoprire la loro vera natura. Probabilmente è questo il più grande punto di riflessione dell’intero film: si conosce davvero noi stessi quando si ha una persona davanti nella quale rispecchiare la propria anima. Niente monitor, niente computer, la vera essenza del vivere è guardarsi negli occhi, e proprio gli occhi sono i grandi protagonisti. Attraverso di loro, i personaggi, si animano; capiscono che finora hanno solo osservato una realtà che “faceva luce” e che il bisogno primario di sentirsi parte integrante nella vita altrui, è quello di parlarsi uno di fronte all’altro, senza vie di fuga. Una sceneggiatura sorprendente, data l'intricata serie di vicende che si vengono a creare, ma non sostenuta altrettanto bene da una regia troppo statica, quasi televisiva. Inquadrature che non rivelano mai gli stati d’animo dei personaggi, ma che lasciano spazio invece ad interpretazioni attoriche emotivamente forti.

La fine prevedibile e tuttavia non banale, ci porta a domandarci cosa possa accadere; se si lascia che la vita vissuta faccia il suo effetto.  Non c’è nessuna pace né bufera, c’è solo l’aspettare, per quanto tempo non si sa, ma d’altronde la vita vera è questo.

I, Robot

Anno 2035, Chicago. I robot positronici ormai sono diventati un articolo domestico come un altro, alla portata di tutti ed in tutte le case, ed il mondo aspetta l'arrivo sul mercato dei nuovissimi NS-5, generazione prodotta dalla U.S. Robotics, azienda leader nella robotica.

Mentre tutti impazziscono per questi aiutanti meccanici, il detective Del Spooner (Will Smith) non si fida troppo dei nuovi e avanzatissimi robot. Spooner viene chiamato sulla scena del suicidio del dottor Alfred Lanning, brillante scienziato nonché fondatore della U.S. Robots, dove per l'appunto lavorava; tra l'altro il dottor Lanning è l'ideatore delle famose Tre leggi della robotica nonché dei famosissimi e oramai molto diffusi robot "NeStor classe 5", da cui il nome in codice "NS-5". Lanning lascia a Spooner un dispositivo olografico contenente alcune sue riflessioni, che lo spingono a considerare la sua morte come un omicidio. Il detective, insieme alla dottoressa Susan Calvin (Bridget Moynahan) (psicologa esperta di intelligenze artificiali), inizia ad investigare, immaginando che il delitto possa essere stato commesso appunto da un robot, e tenta quindi di capire se questi siano effettivamente una minaccia per la razza umana. Lanning, infatti, si era apparentemente suicidato scaraventandosi da una finestra infrangibile del suo laboratorio, dove conduceva una vita da eremita. Ispezionando il luogo del suo lavoro, tuttavia, Spooner stana e poi arresta "Sonny (Alan Tudyk) ", un NS-5 che si nascondeva.

Prima di venire riportato alla US Robotics Sonny dimostra di poter sognare e provare emozioni, in particolare una specie di senso di colpa per qualcosa di cui non può parlare. Confessa inoltre di provare affetto verso il creatore che lui definisce "padre" e nega di averlo ucciso. Per il suo comportamento sospetto, viene comunque accusato dell'omicidio di Lanning e portato via prima che il detective riesca ad ottenere le risposte che cerca.

In seguito, di notte, Spooner visita la casa del defunto dottor Lanning, la cui demolizione è programmata per la mattina seguente. Tuttavia, la demolizione della casa inizia mentre Spooner si trova al suo interno in cerca di indizi; successivamente, Lawrence Robertson (Bruce Greenwood), multimiliardario e titolare della U.S. Robots, sembra mandare due tir carichi di NS-5 ad uccidere Spooner, che però riesce a salvarsi. Si scopre che in realtà Spooner è un cyborg, con un braccio ed altri organi cibernetici, impiantatigli proprio da Lanning in seguito a un incidente avvenuto anni prima che svela il motivo del suo odio verso i robot: in quell'incidente rimase coinvolta anche una bambina e quando un robot andò a salvare Spooner e lui ordinò al robot di salvare la bambina lui non lo fece salvando lui provocando la morte della bambina.

La dottoressa Calvin intanto, supervisionando Sonny nota altre sue strabilianti caratteristiche: oltre ad essere costituito da metalli più avanzati e resistenti rispetto a quelli degli altri NS-5, Sonny possiede un secondo cervello artificiale che entra in contrasto con il primo. Questo significa che il robot segue le Tre Leggi, ma se è necessario può non farlo.

Il detective capisce poi che il suo scetticismo verso gli androidi lo rende l'uomo perfetto per condurre l'indagine sulla morte di Lanning. Intanto, Robertson vuole uccidere Sonny perché lo considera "difettoso", quindi costringe Susan a eliminarlo. Gli NS-5 rivelano nuove intenzioni: come un coprifuoco marziale, obbligano gli umani a rimanere chiusi in casa e neutralizzano chi vi si oppone. Susan, Spooner e Sonny (che Susan ha solo finto di disattivare) pensano che sia stato Robertson a impiantare questo comportamento nel cervello degli NS-5, ma la loro ipotesi viene meno quando scoprono che Robertson è stato ucciso. Il responsabile del comportamento ribelle e violento dei robot è invece il cervello positronico centrale della U.S. Robots, V.I.K.I. (Fiona Hogan) (Virtual Interactive Kinetic Intelligence), che, come previsto dal Dott. Lanning ("Un giorno avranno dei segreti, un giorno avranno dei sogni"), si era evoluto e aveva sviluppato una nuova interpretazione delle Tre leggi. L'obiettivo di V.I.K.I. è sempre quello di proteggere gli uomini, sacrificando però i singoli e la loro libertà, al fine d'instaurare sulla Terra una "benevola" dittatura dei robot per proteggere gli uomini da loro stessi (in base alla legge 0).

Il risultato prospettato da Lanning è "rivoluzione". I vecchi robot, obbedienti alle Leggi, si oppongono alle nuove macchine, mentre nella corsa al cervello della U.S. Robots, Sonny, essendo diverso dagli altri NS-5, diventa l'unico alleato degli umani. Superando le difese di Viki, Sonny grazie alla lega più forte di cui è fatto il suo corpo supera il campo di energia di Viki, recuperando così i nano droidi; micro robot usati principalmente per distruggere intelligenze artificiali fuori controllo. Ammettendo davanti a Viki che Lanning, gli aveva conferito un corpo più resistente perché voleva che Sonny la uccidesse. Insieme a Spooner e a Susan riuscirà a distruggere il cervello centrale e a riportare i robot all'obbedienza delle Tre leggi.

Infine, Sonny rivela che il Dott. Lanning gli aveva chiesto di ucciderlo per attirare l'attenzione di Spooner su di sé e sul rischio rappresentato dall'evoluzione di V.I.K.I. Del però non lo arresta poiché "un robot non può commettere un omicidio".

La scena finale mostra Sonny che guarda gli altri NS-5 che si preparano ad essere smantellati, i quali, a poco a poco, si fermano a guardarlo a loro volta, ricalcando l'immagine che Sonny vedeva nei suoi sogni.

Scheda di analisi del film

Mae Holland è una ragazza di provincia amante del kayak e delle gite avventurose che lavora al call center della società dell'acqua cittadina ricavando il minimo indispensabile per sé e i suoi genitori; inoltre suo padre ha la sclerosi multipla e la famiglia fa fatica a trovare i soldi per le cure; il suo migliore amico Mercer è quasi refrattario alla tecnologia, ma i due sono molto legati.

Mae un giorno riceve una chiamata dalla sua amica Annie, dipendente di The Circle, una grossa società di tecnologia e social media proprietaria di un social network e di avveniristiche tecnologie: l'amica le comunica che sono in fase di massiccia assunzione, consigliandole vivamente di partecipare. Mae supera brillantemente il colloquio e viene assunta come centralinista, in un ambiente totalmente diverso da casa: l'azienda è costruita come un magnifico campus con luoghi di svago, dormitori, palestre e dove si organizzano attività di gruppo, feste e serate per i dipendenti, tutto in nome della collettività e della condivisione; il lavoro di Mae viene monitorato costantemente dai superiori e dai clienti, che le forniscono un feedback a ogni chiamata.

Ogni venerdì Bailey, uno dei due soci fondatori di The Circle, tiene una conferenza per tutti i dipendenti dove mostra i nuovi progetti e tecnologie dell'azienda. Il Circle Video Delivery viene mostrato come un passo fondamentale per il futuro dell'umanità: si tratta di una telecamera grossa come una noce, e quindi facilmente mimetizzabile, ad altissima definizione che invia immediatamente le immagini registrate a tutto il mondo. Bailey intende venderla a prezzo stracciato: il suo pensiero è che più la gente è in grado di osservare il mondo più aumenta la conoscenza, cancellando qualsiasi sopruso da parte di tiranni e potendo fornire a chi non può muoversi da casa la visione del mondo intero, senza però farsi alcuno scrupolo sulla privacy.

Mae tuttavia non intende rinunciare alla semplicità della sua vita privata: però, dopo un week end passato con i genitori e al lago sul proprio kayak in perfetta solitudine, viene redarguita da due superiori per non aver aggiornato il proprio account social e per non aver condiviso le sue esperienze con nessuno (la pagaiata in solitaria è considerata strana: sarebbe dovuta andarci con qualcuno). Così la ragazza capisce di dover sottostare alle regole dell'azienda.

Ad una festa conosce un ragazzo fuori dagli schemi, che tuttavia non le rivela il proprio nome, mentre l'amica Annie sembra sempre eccessivamente presa da mille progetti. L'amico Mercer le fa notare che non esce dal campus da mesi e che è diventato una prigione dorata, mentre lui stesso diventa famoso nella comunità perché considerato strano per le sue creazioni con corna di cervo. D'altra parte Mae scopre di poter usufruire dell'assicurazione sanitaria ed estenderla ai propri genitori, portando sempre con sé un braccialetto che monitora il battito cardiaco e altri valori.

Mae scopre tuttavia l'identità del ragazzo misterioso: trattasi di Kalden, inventore del social network di The Circle, il quale ha però voltato la schiena a questo mondo ipercontrollato. Proprio lui mostra a Mae le gallerie sotterranee del campus dove sono conservati i server con le informazioni di tutti i milioni di iscritti al social network.

Una notte Mae decide però di andare a pagaiare in solitaria alla luce della luna, ma perde il controllo del kayak e rischia di affogare. Fortunatamente le arrivano in soccorso due droni, grazie ai quali viene tratta in salvo.

Parlando con Bailey e Stanton, l'altro socio, si rende conto che è proprio grazie alla tecnologia di The Circle che è ancora viva, e accetta di portare una telecamera addosso, con la quale può comunicare con migliaia di follower sparsi per tutto il globo e condividendo ogni istante della sua giornata.

Questa iniziativa la mette in luce verso i due soci, che la promuovono facendola partecipare ai brainstorming e come relatrice alle conferenze del venerdì, facendo però scattare una violenta gelosia in Annie, che si è sempre data da fare per essere poi messa in secondo piano rispetto all'amica assunta dopo di lei.

Anche i genitori di Mae sono sotto gli occhi di tutti, finché dopo un'intrusione nella loro intimità, decidono di uscire dalla diretta.

Mae ad una conferenza presenta un nuovo progetto di The Circle: Soul Search, un programma con cui scrivere il nome di qualcuno, che viene così comunicato a tutti gli iscritti sparsi per il globo che hanno così la possibilità di intercettare quella persona e filmarla. La prima dimostrazione va bene: viene inserito il nome di un'assassina ricercata da mesi, trovata una sua immagine e catturata da alcuni iscritti in diretta, il tutto in dieci minuti. Per la seconda dimostrazione, tutti i presenti urlano a gran voce di voler vedere Mercer: Mae, sotto la pressione di Bailey e Stanton, accetta. Altri iscritti, in diretta, trovano la casa di Mercer, in mezzo ai boschi: lui scappa mentre gli viene attaccato un Video Delivery all'auto e viene fatto inseguire da dei droni che gli fanno perdere il controllo del mezzo e precipita da un ponte (il tutto in diretta sotto lo sguardo di Mae).

La ragazza decide di tornare a casa e alla sua vita semplice e ricontatta Annie, anch'ella in periodo sabbatico di distacco dalla tecnologia dopo la morte dell'amico. Mae capisce che la tecnologia di per sé ha delle ottime potenzialità finora sfruttate male. Torna a The Circle e, tenendo l'ennesima conferenza, obbliga moralmente Bailey e Stanton a essere di esempio per tutti facendosi attaccare un Video Delivery al petto; ma soprattutto, con l'aiuto segreto di Kalden, invia ai presenti tutte le e-mail dei due soci, di qualsiasi loro account, anche quelli criptati e super segreti, smascherando le loro vere intenzioni di controllare tutti senza essere controllati a loro volta. Inutilmente viene tolta la corrente durante la diretta da uno dei soci, perché viene comunque ritrasmesso tutto tramite i cellulari dei partecipanti. Si deduce che i due verranno in seguito arrestati o espulsi, mentre Mae promette dei cambiamenti profondi in "The Circle".

Alla fine Mae, in perfetta solitudine su un kayak in un lago a godersi la giornata, viene raggiunta da alcuni droni, mentre vengono mostrate le immagini in diretta di migliaia e migliaia di persone in tutto il globo.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/The_Circle_(film_2017)